L'arte
E' innegabile che l'arte e la cultura pugliese risentono di quelle molteplici
influenze esercitate nel corso dei secoli dalle civiltà che in
questa terra si sono succedute. Non sì può, dunque, descrivere
l'arte della terra pugliese, senza ripercorrere le sue vicende storiche.
L'incontro tra Oriente ed Occidente più volte ricordato è
proprio nell'arte che sì fa tangibile, ricucendo alla Puglia
il ruolo di fucina in cui correnti e matrici, talvolta nettamente contrapposte,
si sintetizzano deliziando, in tutto il loro fascino, il visitatore.
I Greci, i Romani, i Bizantini, i Normanni, gli Svevi, i Francesi e
g1i Spagnoli ogni tradizione, ogni cultura ha arricchito il patrimonio
artistico di quest'area del Mediterraneo con originalità ed impronta
personale. Pur se venata da influenze orientali e nordiche, la stessa
Puglia ha saputo esprimere una propria impronta, particolarmente evidente
nelle Cattedrali che ora, stagliandosi lungo le rive del mare, ora imponendosi
per struttura e grandezza nei Centri Storici delle varie realtà
cittadine, hanno rappresentato un validissimo substrato alle varie correnti
giunte in momenti successivi. La Cattedrale come massima espressione
dell'arte antica non trova fondamento nelle civiltà che si sono
imposte in queste terre per secoli. Più realisticamente può
leggersi come un proprio fenomeno connesso all'organizzazione delle
Diocesi, all'affermarsi di un certo tipo di economia che poneva la città
al centro di ogni scambio commerciale e politico. I momenti di maggiore
splendore per ciò che attiene all'architettura di Puglia si ritrovano
in età greca e romana e con i normanni. Proprio intorno al 1200
pare esaurirsi questa vena, aprendo per contro ampi spazi alla pittura.
Sono gli Angioini che introducono ad un'ampia parentesi di mirabili
affreschi a sfondo didascalico ed a quella serie infinita di decorazioni
puntuali e meticolose che hanno rese celebri le Chiese Conventuali.
A partire dal '300 e fino a tutto il '500 non si può parlare
di una vera e propria elaborazione locale, è più corretto,
infatti, guardare alla produzione di questi secoli come arte di altre
terre condotta in Puglia. Per ritornare a contemplare un'arte autonoma
a più ampio respiro dobbiamo aspettare il '700 con il Barocco
leccese. L'aspetto scenografico e la magia delle strade della Lecce
storica, del Centro Storico di Martina Franca e di altre cittadine dell'area
meridionale della Puglia, ripropongono l'idea del teatro barocco e della
grande capacità di questa terra di far proprie, con elaborazioni
del tutto autonome, le istanze veicolate da altre terre ed altre culture.
Tra i grandi artisti, cui questa terra può vantare i natali,
ricordiamo: Acceptus dei primi anni dell'anno 1000, autore del pulpito
della Cattedrale di Canosa, giunto integro sino ai giorni nostri, al
contrario dei pulpiti di Santa Maria di Siponto e del Santuario garganico
di San Michele di cui restano solo poche testimonianze. La Pinacoteca
di Bari che, tra l'altro ospita le opere quattrocentesche dei fratelli
veneziani Antonio e Bartolomeo Vivarini, la pittura veneta di "San
Pietro martire" di Giovanni Bellini ed alcune opere del Veronese
e del Tintoretto, offre al visitatore l'opportunità di godere
della visione di alcune opere di Giuseppe De Nittis, pittore barlettano
che nell'800, seguace della corrente dell'Impressionismo, riuscì
a farsi apprezzare anche in Francia ed in Gran Bretagna. Corrado Giaquinto,
artista molfettese, fu nominato, per la sua abilità, pittore
ufficiale della corte di Spagna nel 1753. Giuseppe Zimbalo, detto Zingarello
e Francesco Milizia, rispettivamente nati in Puglia nel 1617 a Lecce
e nel 1725 ad Oria (Br) sono la massima espressione dell'architettura
pugliese, il primo come padre del Barocco Leccese ed il secondo, in
netta contrapposizione a questo, come estimatore del neoclassicismo
di Winckelman e Mengs. Di quest'ultimo va ricordata l'aspra critica
mossa nei confronti dell'opera di Michelangelo ritenuta poco classica.