La
storia
Risalendo all'Età del Ferro, il territorio pugliese può
essere distinto in tre grandi aree: quella dei Messapi a Sud, quella
dei Peucèzi al Centro e dei Dauni a Nord. Soggetta alle colonizzazioni
dei popoli dell'Egeo prima (XIX-XVI sec. a.C.) e dei micenei poi (XV-XII
sec. a.C.), è a partire dall'età greca (VII-V sec. a.C.)
che la Puglia comincia a ricoprire un importante ruolo di collegamento
tra l'Oriente e l'Occidente. Nel 706 a.C. si colloca la fondazione della
città di Taranto, divenendo quest'ultima terreno di battaglia
e di conquista del popolo greco a danno dei Messapi già da tempo
abitanti della zona. Nel 281 a.C., Roma dichiara guerra, con il sostegno
decisivo di Pirro, Re dell'Epiro, alla città di Taranto. Solo
nel 272 a.C., però, la cittadina jonica può dirsi assoggettata
completamente. Nel periodo delle guerre sociali, i centri peuceti e
messapici si ribellarono allo strapotere dell'Impero Romano, subendo,
però, pesanti perdite. La posizione strategica e di controllo
del bacino del Mediterraneo, nonché di porta dell'Occidente,
fecero del territorio pugliese un'area di grande interesse militare
ed economico. Per tale ragione, a partire dal VI secolo d.C., questa
terra si trasforma in oggetto di strenua contesa. I bizantini prima,
i Longobardi, Saraceni e Franchi, poi, daranno vita a sanguinose battaglie
per il controllo dell'area più fiorente ed importante del Mediterraneo.
Solo con la conquista normanna (XI-XII sec. d.C.), la Puglia tornerà
a conquistarsi un periodo di consolidamento e di tranquillità.
Con la scomparsa della dinastia degli Altavilla, saranno gli Svevi e
gli Angioini a dominare in maniera del tutto incontrastata. Nel 1258,
Manfredi, figlio del più illustre Federico II, verrà incoronato
re di Sicilia e di Puglia, in netta opposizione alla casa d'Angiò,
sostenuta dallo stesso Papato. Pochi anni ed un rappresentante di questo
illustre Casato, Carlo d'Angiò, dopo la battaglia di Benevento,
riacquisterà il controllo su quest'area (1266). Ancora teatro
di virulente contese, è la dominazione spagnola a strappare al
potere francese il controllo di tutta la zona meridionale dell'Italia.
Nel 1713, con i trattati di Utrecht e Rastadt, tutto il Regno di Napoli
passa sotto il controllo di Carlo VI d'Austria. Nel 1738, la Pace di
Vienna ed il successivo trattato di Aquisgrana legittimano il potere
dei Borboni. Dopo numerose vicissitudini, tra cui l'insurrezione anti-borbonica
di Minervino Murge, finita in un bagno di sangue, è ancora la
casa di Spagna a sancire il proprio controllo sul Regno delle due Sicilie
(1815). Anche quest'area presterà il proprio contributo ideologico
ed umano alla spinta unitaria del territorio italiano, i cui echi dal
Nord del Paese accesero lo spirito patriottico anche dell'estremo lembo
del Regno. I moti di Nola, Manfredonia, Foggia, Cerignola, Lucera assestarono
durissimi colpi all'esercito borbonico, già impegnato nel tentativo
di porre un argine alla piaga del Brigantaggio. Non pochi volontari
questa terra presterà all'opera di Garibaldi ed a quel fenomeno,
conosciuto in questi anni (1860-1861) con il nome di Brigantaggio, che
molto ha fatto discutere quanti si sono occupati della Questione Meridionale.
Il XX secolo segna importanti tappe per lo sviluppo culturale ed economico
della Puglia che, a tutti gli effetti, si discosta dai dati poco confortanti
di altre regioni del Sud per ciò che riguarda la condizione economica
ed occupazionale della propria popolazione. La fondazione della Fiera
del Levante di Bari (1930), l'inaugurazione dell'Università del
capoluogo pugliese (1925) e l'installazione del Centro Siderurgico di
Taranto (1959), tra i più grandi e produttivi d'Europa., nonostante
il ridimensionamento mondiale del mercato dell'acciaio, rappresentano
solo alcune delle tappe che hanno segnato la volontà di occupare
un posto di primo piano nell'economia e nella cultura nazionale, espressa
dalla gente di Puglia. Non di poco conto è anche il contributo
fornito da questa terra durante i conflitti mondiali. A tale proposito
va ricordato il terribile bombardamento di Foggia del 1943 e quello
di Taranto, entrambe realtà fondamentali nell'assetto di guerra
dell'Italia. L'area della Capitanata, infatti, veniva definita in periodo
fascista, data l'enorme produzione di grano, come "il granaio d'Italia",
mentre il porto jonico rappresentava e rappresenta una delle sedi della
Marina Militare più importanti e meglio disposte rispetto alla
minaccia dei Paesi dell'Africa e dell'Oriente.